Rocco Normanno: Il Pittore del “Realismo Popolare”

 

L’opera di Rocco Normanno avrebbe potuto tranquillamente rientrare  ne: “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, scritte da Giorgio Vasari (1511-1574), che si sarebbe espresso più o meno così:

“Questa è la historia di Rocco Normanno, pintore reale e universale, coloristico nelle mistioni, che sa radiare la luce con la contrarietà dei corpi ombrosi, che sembran le sue figure eseguite in un corso di pennello e ispirate d’un fiato, frutto di uno spirito senza turbamenti e che conosce li confini del bello. Le figure dipinte da questo artista emergono dal nero del Medioevo e si illuminano della luce del Rinascimento, dove la dimensione profondamente psicologica dei suoi quadri risalta all’occhio e al sentimento.”

Ecco come Rocco Normanno, pur operando nel duemila, traghetta, come un novello Caronte, la pittura del ‘500 e ‘600 ai nostri giorni, con la volontà di entrare nell’intimità del soggetto, dove la figura più reale della realtà diventa astrazione mentale, riassettando incosciamente le rovine della nostra civiltà artistica, che dal 1700 ad oggi è stata una continua, incessante ricerca, dove la realtà ha subito le più tragiche trasfigurazioni.

Il realismo di Normanno è attento all’uomo, alle sue emozioni e al suo destino quotidiano, con un  riferimento inequivocabile alla realtà concreta, visibile e conoscibile del mondo, attento alle nuove esigenze delle condizioni sociali, economiche e politiche del suo tempo, pur rivisitando a volte istanze del passato per ricondurle all’attualità , vedi “Caino e Abele” e la ferocia con cui Caino sta per colpire Abele con la pietra. I due  personaggi sono illuminati da una luce frontale che rende ancora più drammatica la scena.

La particolare tecnica pittorica di questo artista sta nel naturalismo delle sue opere, espresso nei soggetti dipinti e nelle atmosfere in cui la plasticità delle figure viene evidenziata dalla particolare illuminazione che sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena.

Un’altra particolarità di Rocco Normanno è quella di dare poca importanza allo sfondo dell’opera rispetto ai soggetti, i veri e soli protagonisti dei suoi quadri. Le fotografie che servono a Normanno per realizzare i suoi dipinti sono eseguite in modo che le figure o i modelli vengano illuminati dalla luce solo in parte, lasciando il resto del corpo nel buio dell’ambiente.

Lo sfondo, quindi, è quasi sempre monocromatico, oppure illuminato da una luce violenta (per questo Normanno deve essere considerato anche fotografo esperto e particolare).

Normanno conosce bene la pittura antica e segue attentamente quella contemporanea. La sua arte è caratterizzata da una grande dimensione narrativa e teatrale e i suoi quadri sono il palcoscenico di scene vive e di emozioni intense. La sua è una “pittura-azione” in cui l’artista sprigiona la propria creatività, la tecnica e l’energia. Le  sue ricerche, quelle di regolarizzare la forma, sono connesse alla volontà di collocare e articolare le figure in una moderna realtà spaziale, nella quale l’elemento portante è costituito dalla luce, come  nell’opera “Amorino dormiente” ( riceve la luce che viene dall’alto sul fianco sinistro).  Sullo sfondo si intravedono, nella penombra, un cavalletto, una tela e un busto di donna su un trespolo.

Privilegiando la dialettica “luministica” egli mira ad ottenere maggiore rilievo delle figure che assumono quel “realismo popolare” caratteristico di questo artista , come in “Eva”, una donna di colore in stato interessante con la mela in mano. Quest’opera è il preludio (ha lo stesso volto) al grande ritratto di Fiona May, la Dea luminosa e potente,  l’icona dello sport italiano, campionessa di salto in lungo.

Gli aspetti più moderni della pittura di questo artista sono da ricercarsi nella pratica di dipingere dall’immagine fotografica, con la mediazione del disegno di e la successiva applicazione del colore che infonde luci ed ombre  a quella figurazione; una rappresentazione da palcoscenico, che suggerisce un iter secondo il quale il massimo di realismo corrisponde al massimo di interiorizzazione , vedi “Medea”, che rappresenta i fatti nudi e crudi e la brutalità della vita, anche moderna (un omicidio vero e proprio).

Mediando natura e cultura ,in una luminosa metafora pittorica, Normanno realizza qualcosa che amplia la sfera dell’esistenza spingendosi alla ricreazione visiva oltre i limiti del reale,nell’intento di sostituire la vitalità della propria immaginazione alla forza creatrice della natura , come in “San Matteo e l’Angelo”, dove il giovane con le ali sembra condurre la mano del vecchio che scrive (l’innocenza che prevale sulla sapienza).

Le opere di questo realista sono intriganti, a volte dure come scelte di campo, ma sono sempre personalissime e mantengono integre le componenti della storia dell’arte italiana, ell’immaginazione e della favola. Rocco Normano, come si dice in Toscana, “dipinge come mangia”, nel senso che non corregge nemmeno i difetti dei suoi modelli, anzi li esalta, perchè essi sono legati alla vulnerabilità dell’esistenza umana; per lui ogni dettaglio dell’opera ha un suo significato ben preciso e riesce a mostrare il massimo delle cose col minimo dei mezzi, aiutandoci ad entrare nel soggetto dipinto con le sue e nostre emozioni.

 

Eraldo Di Vita