La realtà simbolica di Rocco Normanno

 

Di Rocco Normanno mi parlò la prima volta Anna Checcoli, un’amica fiorentina la cui voce e le cui lettere mi arrivavano da un passato remoto, sopito e mai spento, con intermittenti accensioni. Forse dopo quindici anni dall’averla incontrata in Santo Spirito a Firenze, mi avviò un giovane timido e composto, con alcune vivide illustrazioni, alla mostra caravaggesca in Palazzo Reale a Milano, da me organizzata nel 2005.

 

Rocco Normanno, silenzioso ma intimamente soddisfatto, mi sottoponeva le sue parabole di vita quotidiana avvertendo il compiacimento della mia osservazione. Ci fù così, a  lui e a me, chiaro tutto. Io chiamai Maurizio Caprara e gli dissi della singolare opportunità di esporre le opere di un caravaggesco vivente, l’ultimo dei caravaggeschi. Era una definizione pertinente e propria, giacché Normanno, come ben si vede nella “Incredulità di San Tommaso”, con cui si apre questa mostra, traveste i personaggi delle storie bibliche o evangeliche in abiti contemporanei.

 

Le attitudini, lo spirito, anche i silenzi, restituiscono l’aura di Caravaggio, sempre drammatica, sempre simbolica. E non è all’opera soltanto un virtuoso, ma un nuovo e autentico pittore della realtà. Gli episodi più frequenti e consueti della iconografia religiosa, si rinnovano e rivivono sulla scena della vita quotidiana.

 

Così: “Giuditta e Oloferne”, la “Partenza per Betlemme”, “Davide e Golia”, così la stessa “Madonna con Bambino”. L’attualizzazione di Normanno è radicale, è programmatica e pedagogica. E non è fotografica, anche se si giova della fotografia. È, bensì, teatrale. I suoi amici e conoscenti sono chiamati a gran voce per entrare nella pittura, assumendo i ruoli di personaggi di storie bibliche ed evangeliche e dando loro le proprie sembianze.

 

La novità è che tutto accade oggi, e occorre una più forte concentrazione sull’immagine per risalire al tema illustrato. L’idea è semplice, ma così intensa da lasciarci increduli. E qui la realtà assume un significato simbolico, un secondo livello oltre quello dell’apparenza. Tanto che la prima realtà rapidamente si dissolve, e noi siamo costretti a vedere altro. Anche chi sarà invitato alla vernice di questa mostra potrà entrare in scena e farsi l’Angelo senza ali di una nuova Annunciazione, o Maria Maddalena, o Caino.

 

Non dovrà fare altro che continuare a vivere come se stesso. La pittura di Normanno ne asseconderà l’esistenza indirizzandola verso un valore più alto, verso una verità scritta nella storia dell’uomo.

 

 Vittorio Sgarbi